venerdì 9 dicembre 2016

Recensione di 'L'arte di essere fragili. Come leopardi può salvarti la vita' di Alessandro D'Avenia



Titolo: L'arte di essere fragili: come Leopardi può salvarti la vita
Autore: Alessandro D'Avenia
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 31 ottobre 2016
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Uscito da oltre un mese, il successo di 'L'arte di essere fragili' di Alessandro D'Avenia sembra continuare, come dimostrano le prima posizioni nelle classifiche libri di tutta la penisola, che lo vedono se non sul podio, sicuramente ai primissimi posti. Lo stesso dicasi per le librerie; le vetrine delle librerie delle città sono tempestate di copie di 'L'arte di essere fragili' che mi ero ripromessa di non leggere subito, ma ahimè non ce l'ho fatta e ho ceduto alla tentazione. Cosa ne penso? Continuate a leggere e lo scoprirete...


La trama

"Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi.

La recensione di Libriinuscita

Non voglio fare la solita recensione perché questo libro non è né un romanzo né un saggio, ma forse entrambi; non ha nemmeno una trama, né una storia, ma è una riflessione sulla felicità. Dire che mi ci sono ritrovata è dire poco; l'autore come al solito riesce a catturare l'attenzione del lettore in maniera totale, ma di questo non avevo dubbi. Ho raccolto alcune frasi per meglio spiegare le sensazioni positive che questa lettura mi ha lasciato dentro. Leggiamone insieme qualcuna...


Le frasi più belle de 'L'arte di essere fragili'

'Stiamo dimenticando l'arte di essere felici,
e quando lo siamo, per paura che lo stato di grazia sia un'illusione,
lo condanniamo ad esaurirsi,
come un giardiniere che non si fida del seme di rosa
a causa della sua piccolezza e fragilità,
e per questo decide di non curarlo'.

'Troppo concentrati sui risultati anziché alle persone,
trascuriamo di prenderci cura di noi stessi come esseri viventi, cioè chiamati a essere di giorno in giorno più vivi, capaci di un destino inedito, e ci accontentiamo di attraversare
stancamente la ripetizione di giorni senza gioia'.