lunedì 18 maggio 2015

"Cari mostri" di Stefano Benni: la nostra recensione

    
Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Collana: Narratori
Pubblicazione: 13 maggio 2015

Quarta di copertina: Stefano Benni sfida il racconto di genere e apre la porta dell’orrore. Lo fa con ironia, lo fa attingendo al grottesco, lo fa tuffandosi nel comico, lo fa tastando l’angoscia, lo fa, in omaggio ai suoi maestri, rammentandoci di cosa è fatta la paura. E finisce con il consegnarci una galleria di memorabili mostri. 

E allora ecco gli adolescenti senza prospettiva o speranza, ecco il Wenge – una creatura misteriosa che semina panico e morte –, ecco il plutocrate russo che vuole sbarazzarsi di un albero secolare, ecco una Madonna che invece di piangere ride, dolcemente sfrontata, ecco il manager che vuole ridimensionare un museo egizio sfidando una mummia vendicativa. 
Con meravigliosa destrezza Stefano Benni scende negli anfratti del Male per mettere disordine e promettere il brivido più cupo e la risata liberatoria. E in entrambi i casi per accendere l’immaginazione intorno ai mostri che sono i nostri falsi amici, i nostri veleni, le nostre menzogne.

Recensione
Non ho mai letto nulla di Stefano Benni, lo ammetto; eppure è un autore molto conosciuto e molto stimato dal pubblico e dagli editori. Ho acquistato il suo ultimo lavoro nemmeno tre giorni fa, appena qualche giorno dopo la sua uscita. Il titolo 'Cari mostri' mi ha attirato non poco, ma quello che ha determinato l'acquisto è sicuramente la copertina. In giro non se ne vedono di così belle ed accattivanti. 
Ho iniziato a leggere 'Cari mostri' venerdì sera, dopo una lunga settimana di lavoro. Mi ha conquistato già dalle prime righe: 'Ho sempre amato con paura quel quartiere della città vecchia che si chiama Alp. Mi sono spesso avventurato nella sue strade strette e senza sole, nelle penombre delle botteghe antiche, tra guglie di chiese tetre, spiato da grifi e mostri di pietra che folli architetti si sono divertiti a nascondere nei muri. Ho ascoltato il rumore del fiume melmoso e infestato da topi, che attraversa i vicoli in parte mormorando sotterraneo, in parte apparendo col suo colore di fiele tra ponticelli e attracchi marciti... Ho sempre pensato che l'ombra che avvolgeva quei luoghi fosse frutto dei racconti ascoltati, e della mia particolare sensibilità. Ora so che qualcosa mi aspettava, in quelle strade senza cielo, dove sembra di vagare in una immensa grotta. Qualcosa che non potevo immaginare nei miei peggiori incubi'. Il resto è venuto da sé: ho letto 'Cari mostri' in un solo weekend, quando in genere mi ci vogliono giorni e giorni per riuscire a finire un romanzo di medie dimensioni. 
'Cari mostri' mi ha conquistato, non solo perché è una raccolta di racconti brevi e brevissimi, ma anche perché l'autore riesce a calare il lettore nelle sue storie, sempre diverse e interessanti, storie che non cadono mai nel banale o nello scontato.
Un autore che mi è piaciuto per la fluidità della scrittura, sarcastica, schietta, dura in alcuni tratti, ma sempre pulita e piacevole. Un libro che ti lascia nel cuore un'infinità di pensieri, tanti spunti di riflessione; siamo proprio sicuri che i mostri, o quello che crediamo tali, siano al di fuori di noi e del nostro corpo, oppure vivono latenti in un angolino remoto della nostra anima, e basta un evento apparentemente senza importanza per riportarli alla luce e cambiare il nostro agire e il nostro modo di pensare? 
Ogni racconto ci insegna che molte volte il nostro destino è determinato dalle scelte che noi stessi facciamo: se il protagonista del primo racconto non si fosse portato a casa il 'wenge' non ci sarebbero state conseguenze né per lui né per la sua ex e i suoi animali; se il riccone russo avesse dato retta alle credenze popolari, la maledizione dei proprietari della tenuta immersa nelle campagne toscane non avrebbe avuto seguito, e se la studiosa di mummie non avesse avuto la bramosia di scavare nei torbidi segreti dei faraoni, molto probabilmente il corso degli eventi sarebbe andato in tutt'altra direzione.
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